Le mutazioni genetiche che portano al tumore del polmone non vengono ereditate, ma acquisite nel corso della vita soprattutto a causa dell’esposizione continua al fumo o a sostanze chimiche pericolose.
Per saperne di più domani vieni in piazza e insieme all’Azalea della Ricerca riceverai la guida Donna e uomo uniti nella prevenzione. Tutto ciò che bisogna sapere per diminuire il rischio di ammalarsi.
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Il nostro patrimonio genetico contiene geni capaci di favorire o tenere a bada il tumore, oltre ad altri geni che in alcuni casi possono mutare e dare il via libera al cancro.
Per il tumore del colon-retto esistono forme di tipo ereditario nelle quali i genitori trasmettono ai figli un gene difettoso che con il tempo può dare origine alla malattia.
Per saperne di più vieni in piazza domenica 9 maggio e insieme all’Azalea della Ricerca riceverai la guida Donna e uomo uniti nella prevenzione. Tutto ciò che bisogna sapere per diminuire il rischio di ammalarsi.
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In Italia la percentuale di fumatori è drasticamente diminuita negli ultimi 50 anni e la conseguenza più visibile di questo “cambio di rotta” è la diminuzione delle diagnosi e dei decessi per tumore al polmone tra gli uomini. Al contrario, le donne hanno cominciato a fumare dopo gli uomini e le più giovani non sembrano voler smettere.
Per saperne di più vieni in piazza domenica 9 maggio e insieme all’Azalea della Ricerca riceverai la guida Donna e uomo uniti nella prevenzione. Tutto ciò che bisogna sapere per diminuire il rischio di ammalarsi.
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Uno dei fattori che più influenzano il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto è l’alimentazione non equilibrata. Troppi grassi animali e proteine aumentano il rischio che le cellule del nostro intestino diventino tumorali, mentre le fibre ci proteggono.
Per saperne di più vieni in piazza domenica 9 maggio in occasione della Festa della mamma e insieme all’Azalea della Ricerca riceverai la guida Donna e uomo uniti nella prevenzione. Tutto ciò che bisogna sapere per diminuire il rischio di ammalarsi.
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È un paradosso pensare che, se da un lato i giornali sono giustamente pieni di allarmati annunci sulla diffusione dell’anoressia nervosa, una malattia che porta in particolare le giovani adolescenti a lasciarsi letteralmente morire di fame per una errata percezione del proprio corpo, dall’altro lato è anche allarme obesità.
Secondo i dati del ministero della Salute, oltre il 20 per cento delle bambine e ragazze e quasi il 30 per cento dei maschi è sovrappeso. La colpa, principalmente, è delle cattive abitudini alimentari e della sedentarietà. Non basta il pasto serale cucinato dalla mamma per equilibrare un pranzo fatto di focacce, hamburger, pizze e patatine fritte, senza contare che la frutta e la verdura sono praticamente scomparse dalla tavola degli adolescenti. Ecco quindi che bisogna correre ai ripari, ma cominciando presto. È nella prima infanzia che si crea il gusto per i buoni cibi e che si imparano i principi di una sana alimentazione.
Nel frattempo, anche gli oncologi guardano con preoccupazione a questo progressivo aumento del peso degli adolescenti: l’obesità è in relazione con diversi tipi di cancro, di cui aumenta il rischio.
Il National cancer institute statunitense ricorda che troppo grasso corporeo aumenta il rischio di cancro della colecisti, del seno (ma solo dopo la menopausa, perché prima sembra avere invece un effetto protettivo) e dell’endometrio. Anche l’anoressia, e in particolare la bulimia, sono legate a un particolare tipo di rischio oncologico: il cancro dello stomaco e soprattutto quello dell’esofago.
Pur essendo raro in età giovanile, questo tipo di tumore è favorito dall’irritazione provocata dagli episodi di vomito autoindotto. Anche se non è questa la causa principale di mortalità nell’anoressia, ma un’evenienza piuttosto rara, è comunque una ragione in più per avere un occhio di riguardo nei confronti delle figlie adolescenti e del loro rapporto con il peso corporeo.
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25 anni fa, per la prima volta, AIRC distribuiva, in poche piazze milanesi, L’Azalea della Ricerca, con lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro. Già allora questa iniziativa, che cade in occasione della Festa della mamma, aveva assunto una caratteristica tipicamente femminile.
Oggi le Azalee costituiscono un appuntamento importante in tutte le piazze d’Italia e contribuiscono a finanziare con quasi dieci milioni di euro (dati edizione 2009) la ricerca oncologica.
In questi anni AIRC è cresciuta, ma sono cresciute anche le donne italiane che oggi sono più consapevoli del proprio corpo, delle sue necessità e della cura che bisogna averne. Basti pensare che 25 anni fa il cancro del collo dell’utero (un tumore oggi prevenibile nella quasi totalità dei casi con il Pap-test e con il vaccino anti HPV) colpiva 15 donne ogni 100.000, oggi dieci (e il dato potrebbe scendere ancora se si diffondesse di più la pratica dello screening).
Per non parlare del cancro del seno: se i dati lo segnalano in lieve aumento, indicano anche la sempre maggior diffusione della diagnosi precoce e la crescita del numero di guarigioni, grazie alla maggiore consapevolezza delle donne e all’utilizzo di strumenti come la mammografi a e la visita senologica.
AIRC è stata protagonista di questa presa di coscienza, grazie alle sue campagne informative che hanno sdoganato il tema cancro e hanno diffuso l’idea che si tratta di una malattia che spesso si può curare e ancor più spesso prevenire. Oggi le riviste femminili non hanno più paura di parlare di questi temi, che toccano tutte le donne, e AIRC è fiera di aver contribuito a questo progresso della comunicazione.
La ricerca non si è fermata: mentre le piantine di azalea crescevano, la rivoluzione della genomica ha cambiato la faccia dell’oncologia. Oggi sappiamo che sono i geni i responsabili della trasformazione tumorale della cellula e gli scienziati sono impegnati a identifi care quelli responsabili dei diversi tumori, con lo scopo di creare nuovi farmaci centrati sul bersaglio.
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