Le breast unit

Le breast unit

Nate negli Stati Uniti ormai più di venti anni fa, le cosiddette "breast units", letteralmente unità della mammella, sono oggi una realtà consolidata anche nel nostro Paese.

Esiste un documento ufficiale che sancisce le caratteristiche che un reparto di senologia oncologica deve avere per rispondere ai requisiti della breast unit e per offrire alle donne le cure migliori. A promuoverlo, nel 2012, è stato un gruppo di esperti riuniti dal Ministero della salute.

Le linee d'indirizzo (che forniscono le indicazioni più pratiche) sono state approvate nel 2014 dalla Conferenza Stato-Regioni. Si tratta di un (tardivo) tentativo di adeguarsi a una norma che il Parlamento Europeo ha approvato già nel 2003 (e poi di nuovo nel 2006) e che imponeva agli Stati membri di mettere in piedi un centro di senologia oncologica specializzato ogni 300.000-400.000 abitanti entro il 2016. L'Italia è ancora lontana dal traguardo, ma dal 2014 a oggi ha visto un rapido aumento dei centri accreditati.

L'elenco completo dei centri specializzati è disponibile sul sito www.senonetwork.it, che indica inoltre, con un apposito simbolo, quelli che hanno tutte le caratteristiche per fregiarsi anche del titolo di breast unit.

Le caratteristiche essenziali

Secondo gli standard, una breast unit deve rispettare alcuni requisiti molto precisi:

  • deve trattare più di 150 nuovi casi di cancro al seno ogni anno;
  • deve avere un personale multidisciplinare che comprenda chirurghi, radiologi, patologi, oncologi, radioterapisti, infermieri, tecnici di radiologia e data manager che dedichino la maggior parte della propria attività alla cura del cancro del seno. Inoltre deve collaborare stabilmente con psiconcologi, genetisti, chirurghi plastici, fisiatri, fisioterapisti e medici nucleari specializzati nel cancro al seno. Ogni centro deve avere un coordinatore clinico che tiri le fila di tutti i casi;
  • deve garantire una diagnosi tempestiva;
  • deve promuovere interventi educativi di prevenzione;
  • deve coinvolgere attivamente le associazioni di volontariato;
  • deve disporre di un database per la raccolta dei dati (disponibili per successivi studi e per il controllo di qualità);
  • deve organizzare periodicamente verifiche dell'attività del centro;
  • deve fornire strumenti di formazione continua del personale;
  • deve svolgere riunioni multidisciplinari settimanali per discutere ogni caso, sia prima sia dopo l'intervento chirurgico. Nelle riunioni si valuta la gravità e l'estensione della malattia, si stabilisce la terapia, si discute dell'intervento chirurgico, si definiscono i protocolli farmacologici e radioterapici. In seguito, si stabiliscono la riabilitazione e la frequenza dei controlli nel tempo. Alla fine di ogni riunione si stila un referto a disposizione della paziente. Questo documento è la base per i successivi colloqui e per il consenso informato;
  • deve prendere in carico le donne ad alto rischio genetico o familiare per tumore della mammella e dell'ovaio, seguendole in tutto il percorso;
  • deve adottare delle linee guida per la diagnosi e il trattamento del tumore al seno e per la riabilitazione psicofisica della paziente, per assicurare l'appropriatezza degli interventi sulla base di studi scientifici aggiornati;
  • deve svolgere attività di ricerca e favorire l'arruolamento delle pazienti negli studi clinici, con particolare attenzione alla ricerca applicata in clinica (traslazionale) e alla sperimentazione di nuove tecnologie;
  • deve avere un laboratorio in grado di analizzare i recettori ormonali sui campioni di tessuto prelevati con le biopsie;
  • deve assicurare che ogni chirurgo effettui almeno 50 interventi l'anno come operatore responsabile;
  • deve garantire che ogni radiologo legga almeno 5.000 mammografie l'anno, se si occupa di screening, 1.000 se è un clinico, ed esegua almeno 250 ecografie mammarie.

Perché sono importanti

In Italia ogni anno si ammalano di tumore al seno circa 50.000 donne. Chi viene curata nei centri specializzati, con équipe multidisciplinari, ha più possibilità di guarire: la sopravvivenza a cinque anni cresce del 18 per cento (secondo uno studio uscito nel 2012 sul British Medical Journal) rispetto a chi si cura in strutture non specializzate.

La ragione sta nella multidisciplinarità dell'approccio. Il tumore al seno è una malattia complessa, di cui esistono molti sottotipi.

La diagnosi non si ferma all'analisi delle caratteristiche del tessuto così come si vedono al microscopio, ma ha bisogno di una valutazione genetica e molecolare, e quindi di laboratori attrezzati e medici capaci di comprendere i risultati ottenuti.

Cosa può offrire una breast unit

A una donna sana e senza familiarità per la malattia:

  • prevenzione del tumore al seno, educazione agli stili di vita corretti;
  • visite senologiche ed esami diagnostici;
  • screening mammografico con personale specializzato;
  • disponibilità di tecnologie avanzate e personale addestrato nella diagnosi del tumore al seno.

A una donna sana ad alto rischio per ragioni genetiche o di familiarità:

  • consulenza genetica e sostegno psicologico;
  • programmazione individualizzata della frequenza dei controlli per la diagnosi precoce.

A una donna con tumore al seno allo stadio iniziale:

  • presa in carico per tutto il percorso diagnostico e terapeutico;
  • adozione dei migliori standard di cura;
  • assistenza psicologica e sessuologica;
  • percorso personalizzato per la conservazione della fertilità;
  • in caso di gravidanza, percorso terapeutico seguito da personale addestrato.

A una donna con tumore avanzato o metastatico

  • presa in carico complessiva della paziente attraverso un'équipe multidisciplinare;
  • continuità delle cure e gestione delle complicanze;
  • assistenza psicologica e sessuologica;
  • servizio specializzato in cure palliative e terapia del dolore.
  • Non tutti gli ospedali, i reparti e persino i singoli medici sono uguali quando si tratta di curare efficacemente: in alcuni casi la differenza tra un luogo e l'altro, in termini di accuratezza...

  • I malati di cancro trattati in centri dove si fa anche ricerca hanno in genere una prognosi migliore di quella dei pazienti curati...

  • Nate negli Stati Uniti ormai più di venti anni fa, le cosiddette "breast units", letteralmente unità della mammella, sono oggi una realtà consolidata anche nel nostro Paese...

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