La storia di Anna

Dall'endotelina nei tumori ai farmaci bersaglio. La ricercatrice, che vive a Roma dagli anni dell'università, lavora in campo traslazionale, portando la ricerca di base il più possibile vicino al letto del malato.

Trapiantata a Roma dopo il liceo classico, Anna Bagnato è oggi circondata di collaboratrici donne: "A Roma ho anche conosciuto mio marito Bruno, a un matrimonio di amici". Nella capitale si era trasferita per seguire la "passione per le provette" scoppiata proprio durante gli anni di liceo: "Fu una giovane supplente di scienze a parlarmi per la prima volta di DNA e RNA, poi fui conquistata dal gioco di provette andando a trovare a Torino una cugina più grande di me, già laureata, che lavorava in laboratorio". A Reggio Calabria non c'era la Facoltà di Scienze Biologiche e a Messina, dove il fratello Pino si era laureato in giurisprudenza e la sorella Luciana si era da poco iscritta a medicina, facendo avanti e indietro tutti i giorni da casa, la facoltà di biologia non garantiva sbocchi nella ricerca. "La mia famiglia, e in particolare mio papà Tommaso, nato nel 1907, che gestiva il suo negozio di eleganti tessuti e confezioni da uomo, era abbastanza all'antica. Mia mamma Lina, di quindici anni più giovane, era più visionaria e ha spinto noi figlie verso l'autonomia".

Autonomia, ma fino a un certo punto: la giovane diplomata si iscrive sì all'Università Sapienza, a Roma, ma va a stare in collegio dalle suore dell'Assunzione. "In quegli anni in collegio ho stretto amicizie che sono ancora oggi tra le più importanti per me" ricorda. "Il primo impatto con il caos della città universitaria fu drammatico, anche perché cercavo la sede della facoltà di biologia che non aveva però un'unica ubicazione: i corsi si tenevano in varie sedi separate. Dopo la laurea, conseguita nel 1984 con una tesi sulla fisiologia umana, svolsi il tirocinio all'Istituto Regina Elena, dove iniziò il mio percorso formativo sulla ricerca sul cancro. Con il mio primo stipendio, di 500.000 lire, comperai un regalo per i miei genitori e uno per me". Anche la laurea arriva con un ottimo voto: "Possiamo dire che ero secchiona a metà, e studiavo col giusto rigore, ma senza rinunciare a qualche svago".

Nel 1985 ("l'anno della mia prima borsa di studio AIRC") si sposa con Bruno, poi si iscrive alla Scuola di specializzazione in patologia generale. Poco dopo aver ottenuto la specializzazione, riceve dagli Stati Uniti una notizia che condivide subito con la famiglia: "Telefonai contentissima a casa: 'Papà ho una bellissima notizia: mi hanno assegnato una borsa di ricerca per passare due anni ai prestigiosi National Institutes of Health di Bethesda, in Maryland!' annunciai. 'E tu ovviamente hai rifiutato!' mi rispose. Quelle parole le ho stampate nella memoria" ricorda con un sorriso. Ovviamente l'amore e il rispetto per il padre non bastarono a tenerla lontana da questa fantastica opportunità: "In America, dove Bruno ne approfittò per fare un corso di management a Washington, trascorsi due anni di intensa attività di ricerca nel Dipartimento di endocrinologia sperimentale di Kevin J. Catt, che si occupava di recettori di membrana. Proprio in quel periodo lui pubblicò sulla rivista Science un importante articolo sull'endotelina, un peptide rilasciato dalle cellule endoteliali, noto per l'effetto vasocostrittore, di cui si stava scoprendo anche una funzione ormonale. Per me quella nei laboratori dei NIH di Bethesda è stata un'esperienza molto formativa, anche per l'importanza data all'approccio multidisciplinare".

Nuovi bersagli molecolari

L'endotelina – e in particolare il ruolo dei cosiddetti recettori accoppiati a proteine G – diventa il cavallo di battaglia con cui rientra in Italia: nel 1991 vince il concorso per il posto di dirigente nel Laboratorio di patologia molecolare all'Istituto Regina Elena, e ottiene un finanziamento di AIRC come Principal Investigator. "Seguendo il suggerimento dei professori Pier Giorgio Natali e Gabriella Zupi, di avviare uno studio che oggi si definisce traslazionale, con la massima attenzione alle ricerche che abbiano un'applicazione al letto del malato, ho iniziato a caratterizzare il ruolo dell'endotelina nei tumori" ricorda. È così che insieme al suo gruppo identifica un nuovo bersaglio molecolare per colpire il tumore: il recettore A dell'endotelina. Su questi temi arriveranno le pubblicazioni scientifiche di primissimo piano come Nature Review Cancer e PNAS, e la collaborazione con Robert Lefkowitz (cui sarà poi assegnato il Nobel per la chimica, nel 2012).

L'arrivo dei figli – Marco nel 1994 e poi Tommaso nel 1997, che portano entrambi i nomi dei nonni e oggi studiano ingegneria gestionale e matematica – arricchisce la famiglia: "Siamo i classici genitori pazzi per i figli, con cui siamo regolarmente tornati l'estate a passare le vacanze in Calabria, sull'Aspromonte e a Reggio" racconta la ricercatrice. "Mi manca molto il mare, con la sua caratteristica linea d'orizzonte che con le luci notturne fa pensare a un lago".

Ma l'attività di ricerca attenua qualsiasi nostalgia, anche se un lutto tocca molto vicino il gruppo, con la scomparsa prematura, nel 2000, del collega Raffaele Tecce: "Da allora organizziamo ogni anno una conferenza in suo onore, invitando ricercatori di spicco da tutto il mondo".

Un gruppo di donne

Il suo gruppo è composto in massima parte di donne – la storica collaboratrice Valeriana Di Castro, Laura Rosanò (anche lei vincitrice di un IG AIRC), Roberta Cianfrocca, Rosanna Sestito, Piera Tocci e Lidia Chellini, affiancate dai tecnici di laboratorio Aldo Lupo e Valentina Caprara – anche se da quando le è stata affidata l'Unità per i modelli preclinici e nuovi agenti terapeutici, fanno capo a lei una ventina tra ricercatori e tecnici, specializzati nella messa a punto di nuove armi contro i tumori dell'ovaio, del colon, del polmone e anche melanoma e sarcoma.

Tra i farmaci a bersaglio molecolare in corso di sperimentazione nel suo laboratorio ce n'è uno, il macitentan, che in combinazione con la chemioterapia classica ha già fornito i primissimi risultati incoraggianti nel contrastare la progressione nel carcinoma ovarico, sia riducendo le metastasi, sia bloccando il meccanismo della chemioresistenza.

Nel tempo libero Anna Bagnato ama esplorare insieme al marito gli angoli più pittoreschi e poco conosciuti di Roma – che già attraversano insieme in auto o in motorino da nord-est a sud-ovest per andare al lavoro, visto che lui lavora nella stessa zona – e dedicarsi al giardinaggio sulla terrazza: "Sto sempre lì a far vedere a tutti ogni nuovo germoglio" sorride con un pizzico di autoironia. "Come dice un vecchio proverbio cinese, chi pianta un giardino semina felicità".