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La storia di Francesca

Nel 2008, quando ha solo 29 anni, sulla scapola sinistra di Francesca i medici dell’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano osservano una “papula”, una piccola lesione della pelle, sospetta: la biopsia accerta che si tratta di un melanoma nodulare. “Era piccolo – racconta Francesca –, 1.3 mm, ma già al II stadio. Se non lo avessi preso in tempo avrebbe potuto infiltrarsi ancor più in profondità. È stato un grande spavento, specie all’inizio quando non si sapeva la gravità della malattia. Un melanoma è un pensiero che non ti sfiora in così giovane età.”
Francesca si sottopone a un intervento chirurgico che ha esito positivo. “Sono passati 10 anni dalla diagnosi di melanoma – aggiunge oggi – tecnicamente sono definibile guarita, ma, oltre a fare molta attenzione nell’espormi al sole, devo controllare una volta l’anno la cute e i nei.”
Nel 2015 però, durante uno dei controlli periodici, allo IEO evidenziano che c’è qualcosa di anomalo al seno: la biopsia conferma che si tratta di un carcinoma duttale a medio grado di differenziazione.
“Questa nuova diagnosi mi ha sconvolto forse ancora più della precedente – confessa – perché non ero più sola. Mi ero infatti sposata, avevo avuto un bimbo, Lorenzo, che aveva cinque anni ed era appena nata Elisa.”
Anche in questo caso per fortuna i linfonodi non erano stati intaccati dalla malattia e grazie all’intervento di mastectomia e alla terapia ormonale oggi sta bene.
“Alle donne, e sono ancora tante quelle che si ammalano soprattutto di un tumore al seno, voglio dire che è importante che non si sentano sole: devono ricevere un messaggio incoraggiante, ecco perché ho deciso di portare la mia testimonianza.”

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Carlotta Giorgi, Ricercatrice

Carlotta Giorgi insegna Patologia generale al Dipartimento di morfologia, chirurgia e medicina sperimentale dell’Università di Ferrara, e può vantare nel suo curriculum una laurea in Biotecnologia all’Università di Bologna e un dottorato di Ricerca internazionale al San Raffaele di Milano. Ma è anche una mamma di 5 figli, a dimostrazione di come lavoro e famiglia non siano inconciliabili.
La dott.ssa Giorgi ha ricevuto da AIRC due finanziamenti, nel 2013 e nel 2018, per studiare una “proteina-freno” sulla moltiplicazione delle cellule tumorali chiamata PML. “Quando una cellula rimane senza freni non ha più controllo sulla capacità di replicarsi e si genera appunto il cancro. Nelle cellule tumorali quindi la perdita del “freno” PML favorirebbe da una parte la replicazione delle cellule maligne e la loro resistenza alla chemioterapia, dall’altro un aumento delle capacità energetiche delle cellule tumorali necessarie per sopravvivere in un ambiente ostile. Capire l’azione di PML potrebbe in futuro servire a spiegare come mai certe terapie hanno un effetto benevolo su alcuni pazienti e non su altri.
E a motivare Carlotta Giorgi e il suo team di ricerca non è solo la passione per il lavoro che svolgono: “A oggi il mio team è composto da sole donne, molte delle quali purtroppo condividono la perdita di un familiare per tumore e quindi sono spinte da una grande forza e coraggio a impegnarsi per fare passi avanti nella cura del cancro”.

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