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Protagonisti

La storia di Anna

“Sono un’entusiasta della vita”

Anna Bassi si muove tra raccolte fondi e banchetti dal 2003, ma la parola cancro purtroppo è entrata nella sua esistenza molto prima, quando aveva appena soffiato 15 candeline sulla torta di compleanno. “Avevo un ciclo mestruale molto abbondante e dopo diversi giri tra medici e ambulatori, sono arrivata all’Istituto dei Tumori di Milano dove la diagnosi non ha lasciato dubbi: tumore all’utero”. Anna entra quindi in sala operatoria, dove i chirurghi le tolgono l’utero, e poi si sottopone alla radioterapia, allora molto più usata della chemioterapia. “Ero magrissima, sembravo uno scheletrino; la convalescenza è stata lunga. Ma mi sono ripresa bene e dopo qualche mese sono tornata alle mie giornate tra scuola e amici. Non mi sono fatta trascinare dal pessimismo, anche se i medici mi hanno subito spiegato che non avrei mai potuto avere figli. All’epoca non mi interessava, mi sono posta la questione quando ho conosciuto quello che poi è diventato mio marito. Per fortuna, si è rivelato una splendida persona e insieme abbiamo adottato Filippo, che oggi ha 31 anni”.

Ed è proprio grazie al figlio che Anna entra a far parte del mondo di AIRC. “Avevo già fatto volontariato con altre associazioni. Poi nel 2003 ero rappresentante di classe di Filippo e mi hanno coinvolta nel progetto ‘Cancro io ti boccio’, che la Fondazione ha ideato per le scuole. Mi è piaciuto subito perché tanti ragazzi hanno aderito con una grinta unica e da allora non ci siamo più fermati”.

GUARDA IL VIDEO DELLA SUA STORIA


La storia di Paola

“Fare ricerca significa non mollare mai la presa”

Folgorata dal Dna. La dottoressa Paola Storti, mantovana classe 1982 è ricercatrice al Laboratorio di Ematologia dell’Università di Parma, diretto dal Prof. Nicola Giuliani, e sta lavorando al suo primo progetto di ricerca sostenuto da AIRC, ma la strada verso questo successo è iniziata tra i banchi di scuola. “È colpa della mia professoressa di Scienze della scuola media” dice ridendo. Qualche anno più tardi, dopo la laurea in Biotecnologie a Parma fa il suo ingresso nel Laboratorio di Ematologia. Qui i riflettori sono tutti puntati sul mieloma multiplo, un tumore del sangue insidioso: infatti, non esiste una cura definitiva, colpisce soprattutto gli over 60 e causa lesioni ossee importanti che arrivano a ‘mangiare’ l’osso. È su questa patologia che si sta concentrando anche per il progetto AIRC. “Ho iniziato a gennaio 2021 e proseguirò per 5 anni. È un lavoro multidisciplinare, con biologi, informatici e medici e in collaborazione con grandi centri, come l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, l’MD Anderson Cancer Center di Houston, l’Istituto dei Tumori di Milano e la Fondazione Ca’ Granda. Ci concentriamo sulla fase premaligna della malattia, uno step intermedio che non sempre poi evolve in cancro. Capire perché è fondamentale per curare le persone il prima possibile”.

 

 

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